Impianto di trattamento dei rifiuti RSU Tulino Rosario
Impianto di trattamento dei rifiuti RSU
Risposte alle domande proposte dal committente
In
relazione il progetto denominato “Eclipsed Dirt, rispondo di seguito alle domande proposte
dall’interlocutore. Per una migliore comprensione del tema, mi corre l'obbligo
di anteporre una breve premessa.
La
tecnologia di trattamento dei rifiuti che ritengo possa incrociare meglio le
esigenze specifiche del cliente, affronta il problema, in modo direi più
pratico, rispetto all’idea e le proposte quanto meno discutibili di chi
sostiene che i rifiuti siano una fonte di reddito assimilabili ai tradizionali
combustibili, da sfruttare per conseguire bilanci energetici in segno positivo.
Personalmente
eccepisco che gli esperimenti costosissimi per produrre anche i
termovalorizzatori più evoluti hanno raggiunto un risultato davvero molto
contenuto, circa il 5% dell’obiettivo posto all’ipotesi, forse, con eccessivo ottimismo. Far passare l’idea che
il settore dei rifiuti sia tra i più proficui per catturare l’interesse
degl’investitori è fuorviante e talvolta controproducente, sappiamo come poi vanno a
finire i disastri finanziari e chi, in ultimo ne paga le conseguenze.
Rispetto
le altre proposte consolidate sul mercato, la nostra tecnologia propone l'obiettivo
esclusivo di distruggere, "eclissare" in modo integrale e assoluto
tutto ciò che per definizione, non è conveniente riciclare o trasformare,
poiché nella pratica non comporta alcun vantaggio economico effettivo
ma neanche un vero vantaggio ecologico.
Il
principio che i rifiuti in generale, siano una fonte di energia sfruttabile
vantaggiosamente, è come ho accennato, non proprio esatto, ovvero non come in
generale si è portati a pensare. Il
processo di trasformazione della materia, nel nostro caso la trasformazione
dell'energia chimica contenuta in certe tipologie di rifiuti, in energia in
grado di produrre lavoro, non sempre comporta un bilancio energetico positivo
se si tiene conto dell'energia complessiva richiesta per avviare il processo di
trasformazione.
L'affermazione
più che altro pubblicistica di considerare i rifiuti come fonte
energetica, sconta nella pratica, evidenti limiti fisici, almeno con
l'ausilio delle tecnologie ora conosciute. Così non fosse, dato i
quantitativi di rifiuti prodotti nel mondo, il problema energetico
mondiale avrebbe certamente una diversa connotazione.
In
funzione di queste considerazioni, l'impianto di trattamento che si propone
ambisce in via esclusiva i seguenti obiettivi:
- Separazione mediante tecnologia ordinaria di
tutti i materiali riciclabili vantaggiosamente.
- Termodistruzione integrale con la garanzia di
zero emissioni in ambiente
- Pareggio energetico. Cioè, l'energia di
trasformazione prodotta pareggia i costi energetici per la gestione
dell'impianto.
Risposte alle
domande del committente
a)
riguardo ai quantitativi di gestione di prodotto e l'implementazione
dell'impianto
La
quantità di rifiuti che si possono trattare con il modulo di 100
tonnellate/giorno, è calcolata in funzione della capacità di lavoro che può
effettuare l'iper-combustore che abbiamo progettato con accorgimenti innovativi
protetti da privativa industriale. Per motivi costruttivi e anche per un
fattore gestionale si viene a determinare un limite ottimale delle dimensioni
della turbina termica e di conseguenza dell'intero combustore, che a sua
volta caratterizza le potenzialità di smaltimento dell'impianto.
Da
considerazioni progettuali si ritiene che un diametro di 1500 millimetri ed
una potenzialità di trattamento di polveri di combustione nell'ordine di 3
tonnellate ora, (derivate da circa 100 tonnellate giorno di RSU),
costituiscono per questa tecnologia, i
parametri più idonei del modulo base.
Per
la gestione di maggiori quantitativi di rifiuti nel ciclo orario si impiegheranno
nell'impianto più moduli base fino al raggiungimento della potenzialità
richiesta.
In
sede di costruzione della tecnologia valutiamo possibile eseguire modifiche
migliorative nell'ordine del 20-25% circa della capacità di lavoro, anche
attraverso la costruzione in serie dei moduli che ottimizzerà i costi con
effetto scalare.
Nella
pratica industriale valutiamo che 500 t/day di prodotto si possono gestire con
ausilio di 4 moduli, il cui costo può essere quantificato con grande margine di
sicurezza, intorno il valore di 50 milioni di euro. La costruzione di 2
moduli, circa 28 milioni; 3 moduli completi con capacità 350 t/day circa 40
milioni di euro.
b) riguardo la cattura della CO2
Premessa:
per
rispondere in modo comprensibile alla domanda del committente, ovviando il
rischio di fraintendimenti, è necessario distinguere la differenza tra il
processo di cattura della CO2 per il successivo impiego industriale,
realizzando un nostro diverso progetto, dal processo di depurazione dei fumi
per lo scambio in atmosfera nel rispetto delle normative.
Quest'ultimo
processo viene indicato anche dalle normative, col termine "zero
emissioni", nel senso che non vengono scaricate nell'ambiente particelle
inquinanti che sono tossiche per definizione. Per intenderci, le
emissioni scaricate nell' ambiente dai cementifici, dalle industrie
petrolchimiche in generale, dalle centrali termo elettriche, maggiormente
quelle a carbone; dagli inceneritori dei rifiuti, ecc., che non sono ancora
adeguati alle normative vigenti, (purtroppo la gran parte di essi), sono
ritenute per definizione emissioni tossiche. L’adeguamento tecnologico
alla normativa vigente di questi stessi impianti ne consentirà le emissioni,
superando, almeno sul piano teorico la rischiosità per la salute dell’uomo.
Le
normative in attuazione oggi, pressoché ovunque, e lo stesso
regolamento di Kyoto, tendono ad imporre l'adozione di tecnologie capaci
di ridurre e pian piano di eliminare del tutto, ogni genere di emissioni
ritenute tossiche per l'uomo ed inquinanti per l'ambiente. Questa politica è
definita col termine "zero emissioni".
Dall'adozione
del trattato di Kyoto, oltre al problema della tossicità delle emissioni
inquinanti e la necessità di doverlo ridurre, si è posto anche il problema
circa la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica CO2, per
ovviare il cosiddetto effetto serra. È noto, tuttavia, che il protocollo
di Kyoto, è recepito ancora come un impegno più che altro deontologico, come
obbligo di lunga distanza malgrado prevede l'applicazione di sanzioni a carico
degli stati che l’hanno adottato e si sono impegnati a rispettarne i parametri. L’atteggiamento poco rigido è
necessario per ovviare ai problemi di economia globale che comporterebbe un
applicazione immediatamente effettiva del trattato.
Il
Nostro progetto che abbiamo denominato “Recovery Carbon”, risponde in modo
efficiente al problema delle immissioni della CO2, e, dato lo
specifico trattamento dei fumi, a tutte le altre esigenze normative rispetto alla
necessità di eliminazione delle molteplici altre sostanze tossiche, ma soprattutto risponde in modo efficace al
problema legato all'economia di scala che comporterebbe l'applicazione severa
ed obbligatoria del trattato di Kyoto. In altri termini, l'adozione
della nostra tecnologia rende possibile l'impiego massivo della CO2,
valorizzandone industrialmente il prodotto. Una risposta sostanzialmente
diversa da tutte le soluzioni oggi note che comportano immancabilmente onerosi esborsi
economici per assicurarne lo smaltimento., ipotesi, spesso pubblicizzate solo
per esigenze di politica, allo scopo di sopperire la comprovata inefficace
normativa e il fallimento stesso del trattato di Kyoto.
Il
nostro progetto vuole essere una “Risposta Industriale al problema dell'effetto
Serra" è pensato per affrontare il problema degli stoccaggi già attivi di CO2
affinché, con ausilio della nostra tecnologia possa essere destinata ad un
impiego industriale economicamente vantaggioso, incoraggiando le industrie responsabili
delle emissioni a sostenere i costi per la cattura, dando senso, in questo
modo, agli obiettivi ancora inevasi, ambiti dal protocollo di Kyoto ad oggi,
passando per i molteplici altri impegni dichiarati dalle politiche
internazionali
Risposta
precisa alla domanda del committente:
L'impianto
di trattamento dei rifiuti che abbiamo pensato per il caso specifico integra
l’impianto di cattura della CO2, per il successivo impiego nel processo
riformulazione della nuova molecola idrocarburica, a partire dalla realizzazione
di minimo 5 moduli, con capacità gestionali di almeno 500 t/day.
il
costo dell'impianto di cattura non è incluso nel preventivo e quindi nelle
indicazioni dei prezzi forniti sopra. Per contro si fa rilevare che anche
il modulo di 100t/day, include la tecnologia necessaria (gruppi (h) e (I),
a garanzia di "zero emissioni in ambiente", in linea le normative
vigenti. Questa tecnologia, nella pratica, costituisce un pretrattamento
preventivo del processo di cattura integrale della CO2, quindi nel momento che
volessimo realizzare l'impianto integrale, una volta costruiti almeno 5 moduli,
il costo dell'impianto verrebbe ad essere chiaramente ridotto.
Per
avere un calcolo del costo, sarà necessario eseguire l'analisi dei fumi, e
calcolare precisamente i volumi di CO2, tuttavia, senza grande rischio di
errore si può preventivare una spesa di 7-8 milioni di euro, per
l'impianto integrato.
Rispondendo
con sintesi alla domanda del committente:
(1)
il gruppo (I) e (L) non trattano la cattura della CO2 ma costituiscono una fase
di pretrattamento con garanzia di "zero emissioni" in ambiente.
(2)
l'impianto non contempla il recupero dell'energia elettrica per la vendita ma
solo per soddisfare la propria esigenza energetica.
c) Riguardo all'impianto di smaltimento dei pneumatici fuori uso (PFU)
l'impianto
di trattamento dei pneumatici è da considerare assestante oppure integrativo
dell'impianto di trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU). La tecnologia che
abbiamo pensato, più che assimilabile alla piroscissione, cioè la
decomposizione termica della materia, implica un processo avanzato di
depolimerizzazione molecolare. Il trattamento prevede il riciclo dell'acciaio e
trasformazione del pneumatico in olio combustibile (BTZ); il tutto in un
unico processo che non presume la necessita della triturazione del pneumatico
stesso a prescindere dalle dimensioni. L'impianto è a ciclo
h24 ed è implementato con ulteriore tecnologia che utilizza il residuo
carbonioso, cosiddetto Char, per il trattamento dei fanghi di depurazione delle
acque al fine di ricavarne un tipo di pellet da utilizzare come ulteriore
combustibile.
Nell'ambito
di questo processo integrato: depolimerizzazione dei pneumatici e trattamento
dei fanghi di depurazione delle acque, abbiamo previsto di utilizzare l'olio
combustibile, tutto o parte di esso per soddisfare la necessità energetica dell'impianto
e il Pellet prodotto dal trattamento dei
fanghi di depurazione per la produzione di energia termica o elettrica, da
vendere sul mercato.
Il
processo specifico, in considerazione
dei parametri tecnici dei prodotti, offre l'opportunità di accedere ai
cosiddetti certificati verdi e le altre agevolazioni finanziarie previste dai
regolamenti comunitari.
Abbiamo
calcolato che dalla depolimerizzazione di circa 5000 di PFU e dal trattamento
di circa 16/18 mila tonnellate di Fanghi, sia possibile ottenere all'incirca
2,5 MW di energia elettrica disponibile per la vendita, oltre ovviamente alla
parte di energia termica da utilizzare per l'autosufficienza dell'impianto
specifico.
Risposte
sintetiche alle domande del committente:
1) Il processo sopra descritto produce energia elettrica
vendibile, da immettere nella rete pubblica.
2) Il processo specifico produce ulteriormente energia termica per
l'autosufficienza dell'impianto stesso.
3) La tecnologia non è inclusa nel costo
dell'impianto di trattamento dei rifiuti è da finanziare separatamente
4) Il costo della tecnologia fornita chiavi in
mano è preventivabile intorno i valori di dieci milioni di euro.
5) l'economia gestionale è notevole, un impianto
di capacità simili produce in termini energetici un reddito annuo
netto di oltre 3,6 milioni di euro.
6) Un impianto di più grandi dimensioni produce un
effetto scalare del costo di produzione si può ritenere che il costo raddoppia
in funzione del quadrato della capacità produttiva. Ad esempio, la gestione di
20 t/y di PFU e il trattamento di circa 65 t/y di fanghi, comporta un costo
dell'impianto di circa 20 milioni di euro.
In risposta alle domande di chiusura:
Le
tecnologie sopra descritte, tutte, seppure contemplano sistemi innovativi,
sono realizzabili nella pratica industriale con assoluta sicurezza e con la
certezza matematica del risultato. Ovviamente,
nella fase d'industrializzazione tutte le tecnologie sono suscettibili di
miglioramento, modifiche tecniche e/o di accorgimenti non predeterminabili
in sede di progetto, tuttavia, i costi di realizzazione indicati, sono
inclusivi di tutte le eventuali modifiche da apportare in corso d'opera e dei
costi di prototipazione delle parti innovative che necessitano di pre-test di
laboratorio.
I prezzi
indicati, includono ulteriormente, la progettazione esecutiva degli impianti e
quindi la realizzazione di prototipi dimostrativi, oltre che, la direzione dei
lavori e tutto il supporto scientifico compreso il lavoro di ricerca, le
perizie, le certificazioni d'impatto ambientale che si rendessero necessarie in
applicazione delle norme locali; i rilievi topografici necessari
per la progettazione delle opere edili e la relativa direzione dei
lavori.
Sperando
di aver risposto con sufficiente precisione colgo l'occasione per salutare
tutti caramente.
Rosario
Tulino