lunedì 5 settembre 2011

Rosario Tulino Impianto trattamento rifiuti

Impianto di trattamento dei rifiuti RSU Tulino Rosario 

Impianto di trattamento dei rifiuti RSU
Risposte alle domande proposte dal committente 

In relazione il progetto denominato “Eclipsed Dirt,  rispondo di seguito alle domande proposte dall’interlocutore. Per una migliore comprensione del tema, mi corre l'obbligo di anteporre una breve premessa.

La tecnologia di trattamento dei rifiuti che ritengo possa incrociare meglio le esigenze specifiche del cliente, affronta il problema, in modo direi più pratico, rispetto all’idea e le proposte quanto meno discutibili di chi sostiene che i rifiuti siano una fonte di reddito assimilabili ai tradizionali combustibili, da sfruttare per conseguire bilanci energetici in segno positivo.
Personalmente eccepisco che gli esperimenti costosissimi per produrre anche i termovalorizzatori più evoluti hanno raggiunto un risultato davvero molto contenuto, circa il 5% dell’obiettivo posto all’ipotesi, forse, con eccessivo ottimismo. Far passare l’idea che il settore dei rifiuti sia tra i più proficui per catturare l’interesse degl’investitori è fuorviante e talvolta  controproducente, sappiamo come poi vanno a finire i disastri finanziari e chi, in ultimo ne paga le conseguenze.  

Rispetto le altre proposte consolidate sul mercato, la nostra tecnologia propone l'obiettivo esclusivo di distruggere, "eclissare" in modo integrale e assoluto tutto ciò che per definizione, non è conveniente riciclare o trasformare, poiché nella pratica non comporta alcun vantaggio economico effettivo ma neanche un vero vantaggio ecologico. 

Il principio che i rifiuti in generale, siano una fonte di energia sfruttabile vantaggiosamente, è come ho accennato, non proprio esatto, ovvero non come in generale si è portati a pensare.  Il processo di trasformazione della materia, nel nostro caso la trasformazione dell'energia chimica contenuta in certe tipologie di rifiuti, in energia in grado di produrre lavoro, non sempre comporta un bilancio energetico positivo se si tiene conto dell'energia complessiva richiesta per avviare il processo di trasformazione. 

L'affermazione più che altro pubblicistica di considerare i rifiuti come fonte energetica, sconta nella pratica, evidenti limiti fisici, almeno con l'ausilio delle tecnologie ora conosciute. Così non fosse, dato i quantitativi di rifiuti prodotti nel mondo, il problema energetico mondiale avrebbe certamente una diversa connotazione. 

In funzione di queste considerazioni, l'impianto di trattamento che si propone ambisce in via esclusiva i seguenti obiettivi:
  1. Separazione mediante tecnologia ordinaria di tutti i materiali riciclabili vantaggiosamente. 
  2. Termodistruzione integrale con la garanzia di zero emissioni in ambiente
  3. Pareggio energetico. Cioè, l'energia di trasformazione prodotta pareggia i costi energetici per la gestione dell'impianto.



Risposte alle domande del committente
a) riguardo ai quantitativi di gestione di prodotto e l'implementazione dell'impianto
La quantità di rifiuti che si possono trattare con il modulo di 100 tonnellate/giorno, è calcolata in funzione della capacità di lavoro che può effettuare l'iper-combustore che abbiamo progettato con accorgimenti innovativi protetti da privativa industriale. Per motivi costruttivi e anche per un fattore gestionale si viene a determinare un limite ottimale delle dimensioni della turbina termica  e di conseguenza dell'intero combustore, che a sua volta caratterizza le potenzialità di smaltimento dell'impianto.

Da considerazioni progettuali si ritiene che un diametro di 1500 millimetri ed una potenzialità di trattamento di polveri di combustione nell'ordine di 3 tonnellate ora, (derivate da circa 100 tonnellate giorno di RSU), costituiscono per questa tecnologia, i parametri più idonei del modulo base. 
Per la gestione di maggiori quantitativi di rifiuti nel ciclo orario si impiegheranno nell'impianto più moduli base fino al raggiungimento della potenzialità richiesta. 

In sede di costruzione della tecnologia valutiamo possibile eseguire modifiche migliorative nell'ordine del 20-25% circa della capacità di lavoro, anche attraverso la costruzione in serie dei moduli che ottimizzerà i costi con effetto scalare. 

Nella pratica industriale valutiamo che 500 t/day di prodotto si possono gestire con ausilio di 4 moduli, il cui costo può essere quantificato con grande margine di sicurezza, intorno il valore di 50 milioni di euro.  La costruzione di 2 moduli, circa 28 milioni; 3 moduli completi con capacità 350 t/day circa 40 milioni di euro.   
     
b) riguardo la cattura della CO2

Premessa:
per rispondere in modo comprensibile alla domanda del committente, ovviando il rischio di fraintendimenti, è necessario distinguere la differenza tra il processo di cattura della CO2 per il successivo impiego industriale, realizzando un nostro diverso progetto, dal processo di depurazione dei fumi per lo scambio in atmosfera nel rispetto delle normative.

Quest'ultimo processo viene indicato anche dalle normative, col termine "zero emissioni", nel senso che non vengono scaricate nell'ambiente particelle inquinanti che sono tossiche per definizione.  Per intenderci, le emissioni scaricate nell' ambiente dai cementifici, dalle industrie petrolchimiche in generale, dalle centrali termo elettriche, maggiormente quelle a carbone; dagli inceneritori dei rifiuti, ecc., che non sono ancora adeguati alle normative vigenti, (purtroppo la gran parte di essi), sono ritenute per definizione emissioni tossiche. L’adeguamento tecnologico alla normativa vigente di questi stessi impianti ne consentirà le emissioni, superando, almeno sul piano teorico la rischiosità per la salute dell’uomo.   

Le normative in attuazione oggi, pressoché ovunque, e lo stesso regolamento di Kyoto, tendono ad imporre l'adozione di tecnologie capaci di ridurre e pian piano di eliminare del tutto, ogni genere di emissioni ritenute tossiche per l'uomo ed inquinanti per l'ambiente. Questa politica è definita col termine "zero emissioni".




Dall'adozione del trattato di Kyoto, oltre al problema della tossicità delle emissioni inquinanti e la necessità di doverlo ridurre, si è posto anche il problema circa la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica CO2, per ovviare il cosiddetto effetto serra.  È noto, tuttavia, che il protocollo di Kyoto, è recepito ancora come un impegno più che altro deontologico, come obbligo di lunga distanza malgrado prevede l'applicazione di sanzioni a carico degli stati che l’hanno adottato e si sono impegnati a rispettarne  i parametri. L’atteggiamento poco rigido è necessario per ovviare ai problemi di economia globale che comporterebbe un applicazione immediatamente effettiva del trattato.

Il Nostro progetto che abbiamo denominato “Recovery Carbon”, risponde in modo efficiente al problema delle immissioni della CO2, e, dato lo specifico trattamento dei fumi, a tutte le altre esigenze normative rispetto alla necessità di eliminazione delle molteplici altre sostanze tossiche,  ma soprattutto risponde in modo efficace al problema legato all'economia di scala che comporterebbe l'applicazione severa ed obbligatoria del trattato di Kyoto.  In altri termini, l'adozione della nostra tecnologia rende possibile l'impiego massivo della CO2, valorizzandone industrialmente il prodotto. Una risposta sostanzialmente diversa da tutte le soluzioni oggi note che comportano immancabilmente onerosi esborsi economici per assicurarne lo smaltimento., ipotesi, spesso pubblicizzate solo per esigenze di politica, allo scopo di sopperire la comprovata inefficace normativa e il fallimento stesso del trattato di Kyoto.

Il nostro progetto vuole essere una “Risposta Industriale al problema dell'effetto Serra" è pensato per affrontare il problema degli stoccaggi già attivi di CO2 affinché, con ausilio della nostra tecnologia possa essere destinata ad un impiego industriale economicamente vantaggioso, incoraggiando le industrie responsabili delle emissioni a sostenere i costi per la cattura, dando senso, in questo modo, agli obiettivi ancora inevasi, ambiti dal protocollo di Kyoto ad oggi, passando per i molteplici altri impegni dichiarati dalle politiche internazionali

Risposta precisa alla domanda del committente:

L'impianto di trattamento dei rifiuti che abbiamo pensato per il caso specifico integra l’impianto di cattura della CO2, per il successivo impiego nel processo riformulazione della nuova molecola idrocarburica, a partire dalla realizzazione di minimo 5 moduli, con capacità gestionali di almeno 500 t/day.

il costo dell'impianto di cattura non è incluso nel preventivo e quindi nelle indicazioni dei prezzi forniti sopra. Per contro si fa rilevare che anche il modulo di 100t/day, include la tecnologia necessaria (gruppi (h) e (I), a garanzia di "zero emissioni in ambiente", in linea le normative vigenti.  Questa tecnologia, nella pratica, costituisce un pretrattamento preventivo del processo di cattura integrale della CO2, quindi nel momento che volessimo realizzare l'impianto integrale, una volta costruiti almeno 5 moduli, il costo dell'impianto verrebbe ad essere chiaramente ridotto.







Per avere un calcolo del costo, sarà necessario eseguire l'analisi dei fumi, e calcolare precisamente i volumi di CO2, tuttavia, senza grande rischio di errore si può preventivare una spesa di 7-8 milioni di euro, per l'impianto integrato.

Rispondendo con sintesi alla domanda del committente: 

(1)  il gruppo (I) e (L) non trattano la cattura della CO2 ma costituiscono una fase di pretrattamento con garanzia di "zero emissioni" in ambiente. 

(2)  l'impianto non contempla il recupero dell'energia elettrica per la vendita ma solo per soddisfare la propria esigenza energetica.  


c) Riguardo all'impianto di smaltimento dei pneumatici fuori uso (PFU)

l'impianto di trattamento dei pneumatici è da considerare assestante oppure integrativo dell'impianto di trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU). La tecnologia che abbiamo pensato, più che assimilabile alla piroscissione, cioè la decomposizione termica della materia, implica un processo avanzato di depolimerizzazione molecolare. Il trattamento prevede il riciclo dell'acciaio e trasformazione del pneumatico in olio combustibile (BTZ); il tutto in un unico processo che non presume la necessita della triturazione del pneumatico stesso a prescindere dalle dimensioni. L'impianto è a ciclo h24 ed è implementato con ulteriore tecnologia che utilizza il residuo carbonioso, cosiddetto Char, per il trattamento dei fanghi di depurazione delle acque al fine di ricavarne un tipo di pellet da utilizzare come ulteriore combustibile.

Nell'ambito di questo processo integrato: depolimerizzazione dei pneumatici e trattamento dei fanghi di depurazione delle acque, abbiamo previsto di utilizzare l'olio combustibile, tutto o parte di esso per soddisfare la necessità energetica dell'impianto e il Pellet  prodotto dal trattamento dei fanghi di depurazione per la produzione di energia termica o elettrica, da vendere sul mercato.

Il processo specifico,  in considerazione dei parametri tecnici dei prodotti, offre l'opportunità di accedere ai cosiddetti certificati verdi e le altre agevolazioni finanziarie previste dai regolamenti comunitari.

Abbiamo calcolato che dalla depolimerizzazione di circa 5000 di PFU e dal trattamento di circa 16/18 mila tonnellate di Fanghi, sia possibile ottenere all'incirca 2,5 MW di energia elettrica disponibile per la vendita, oltre ovviamente alla parte di energia termica da utilizzare per l'autosufficienza dell'impianto specifico.

Risposte sintetiche alle domande del committente:

1) Il processo sopra descritto produce energia elettrica vendibile, da immettere nella rete pubblica.

2) Il processo specifico produce  ulteriormente energia termica per l'autosufficienza dell'impianto stesso.




3) La tecnologia non è inclusa nel costo dell'impianto di trattamento dei rifiuti è da finanziare separatamente

4) Il costo della tecnologia fornita chiavi in mano è preventivabile intorno i valori di dieci  milioni di euro. 

5) l'economia gestionale è notevole, un impianto di capacità simili produce in termini energetici un reddito annuo netto di  oltre 3,6 milioni di euro. 

6) Un impianto di più grandi dimensioni produce un effetto scalare del costo di produzione si può ritenere che il costo raddoppia in funzione del quadrato della capacità produttiva. Ad esempio, la gestione di 20 t/y di PFU e il trattamento di circa 65 t/y di fanghi, comporta un costo dell'impianto di circa 20 milioni di euro.


In risposta alle domande di chiusura:

Le tecnologie sopra descritte, tutte, seppure contemplano sistemi innovativi, sono realizzabili nella pratica industriale con assoluta sicurezza e con la certezza matematica del  risultato. Ovviamente, nella fase d'industrializzazione tutte le tecnologie sono suscettibili di miglioramento, modifiche tecniche e/o di accorgimenti non predeterminabili in sede di progetto, tuttavia, i costi di realizzazione indicati, sono inclusivi di tutte le eventuali modifiche da apportare in corso d'opera e dei costi di prototipazione delle parti innovative che necessitano di pre-test di laboratorio.

I prezzi indicati, includono ulteriormente, la progettazione esecutiva degli impianti e quindi la realizzazione di prototipi dimostrativi, oltre che, la direzione dei lavori e tutto il supporto scientifico compreso il lavoro di ricerca, le perizie, le certificazioni d'impatto ambientale che si rendessero necessarie in applicazione delle norme locali;  i rilievi topografici  necessari per la progettazione delle opere edili e la relativa direzione dei lavori. 
   
Sperando di aver risposto con sufficiente precisione colgo l'occasione per salutare tutti caramente.

Rosario Tulino